Ne ho viste di case disassemblate, con
i figli tagliati a fette e spartiti come salumi,
mentre la luce dei lampioni ci segnava
la via e il computer gli errori di ortografia.
Probabilmente non c'era molto da
apprezzare negli affanni delle corse al treno, tutti appiccicati
come in un amplesso
e quegli uffici dove c'accorgevamo
della sterilità dei nostri grembi
che partorire "feti" morti
dalla bocca divenne l'hobby abituale.
Io sicuramente non sarò migliore e non
mi dissocio da chi mi è a fianco,
e porto la bandiera sporca con queste
mani ancora giovani e destinate alla vecchiaia se mi sarà concessa,
mentre tanti si fermano alla partenza a
contemplare l'arrivo dall'altra parte
e infondo è meglio così, starsene
seduti ad aspettare è una bella fine
e non spetta a me biasimare, giudicare
il torturato
o piangere le lacrime degli altri negli
occhi che sono i miei.
A me andrebbe un panino al cioccolato
prima di salutarvi, e un applauso per lo spettacolo
che recitando mi accorsi di recitare
e amai quel gesto nobile della
ballerina anoressica
che votò l'intera esistenza al non
mangiare, sperando di scomparire senza sentire lo sguardo pesante guardare.
Saranno forse i curriculum a dire
quello che eravamo
nei film horror costretti a
interpretare, mentre tanti ciak ce li saremmo risparmiati volentieri
e quella paura d'essere traditi, che
non ci faceva usare un giusto tempo verbale,
sarà la firma dei contratti delle
condanne a morte
mentre il tuo sorriso, ancora
ossessionante nella testa, si stamperà sul mio,
eterno,
dopo il taglio della ghigliottina.
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