Vista da qui,
nella nebbia che la confonde,
la strada percorsa e quella da
raggiungere
dove ogni inciampo o corsa o salto
l'ho sentito
sulla pelle, negli occhi, tra le
budella del mio cervello
a fianco di mani,
sfiorate, accarezzate per gioco,
trattenute con amore, respinte per rabbia,
lasciate andare per salvarle;
incapace, in alcuni tratti, di
proseguire da solo,
in altri, senza alzare la testa,
ricercare la solitudine.
Aver deciso di sporcarmi di fango
o deciso di lavarmi per essere più
chiaro,
aver deciso di utilizzare turpiloqui
o deciso di scrivere lettere antiche
d'amore,
aver deciso di essere senza dio
o deciso di amare il prossimo,
non valga a giudicarmi
o il vostro cuore che m'ha conosciuto
o il cuore di quelli che mi
conosceranno;
la vita
passo dopo passo
è una fossa, una salita, un tratto
breve di discesa,
è istantanea, momentanea,
imprevedibile,
è il bambino col lecca-lecca,
l'infermo, la prostituta, lo spacciatore, il vecchio con gli occhi al tramonto,
e se non fosse per questa meraviglia
di vite splendide e miserabili
che si intrecciano, si rincorrono, si
annientano o
che si cercano, si mischiano, si
cambiano,
non varrebbe la pena
alzare la penna, tentare di
raccontarlo,
non varrebbe la pena avere tanti
dolori, non dormire la notte,
se non fosse per lo stupore
di chi si addormenta per sempre o apre
gli occhi per la prima volta,
non varrebbe la pena, mai,
di infilarsi un paio di scarpe,
confondersi nella nebbia,
proseguire.
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