Bye bye Spes, a te che eri la nostra
amata più cara
quando la televisione ci urlava contro
e della politica “a perdere” non ci fregava un cazzo.
Grazie del tuo corpo, tutto profumato e
buono come i biscotti,
che chi non t’ha conosciuta non può
capire, chi è nato col culo buono a te non crederà mai.
Noi eravamo tuoi, e con noi
intendo la schiera dei falliti per nascita,
che ogni tanto ci urlava contro uno dei
nostri simili dicendo
“è una poco di buono”, ma non lo
si ascoltava e sui pc, con le occhiaie violette dell’insonnia,
t’abbiamo scritto lettere d’amore
che erano droga.
Quanti te ne sei mangiati di quelli che
t’hanno inseguita, aggrappati alla tua gonna
implorandoti come a una madre,
attaccarsi al tuo seno per succhiare il latte del piacere.
Ad alcuni hai concesso una notte di
sesso, noncuranti delle vene che pretendevi come
souvenir,
altri ti stavano più a cuore e li hai
lasciati andare, appostata come un cecchino sparavi alle gambe a cento metri di distanza
mentre te la ridevi come una puttana di
una bella canzone.
Con il mito dei tuoi abiti
d’aristocratica c’hai promesso serate di gala
e soldi e successo e il tuo Nome,
c’hai ubriacati tutti con le note del
piano dell’avvenire e c’hai resi vecchi, oramai troppo stanchi
per
reagire. Girati sui fianchi decadenti,
non eravamo più belli o avvenenti e c’hai presi così
con un amplesso da motel, una sveltina
senza piacere,
e abbiamo provato tutto lo schifo che
ci potevi concedere. Più tardi c’hai
scaricati, eravamo sgualdrine
e allo specchio non ebbi il coraggio di
osservarmi.
Grazie Spes, amore mio, distruttrice
della vita,
unica ancora di salvezza,
c’hai condannati tutti e c’hai
offerto l’esistenza.
Chi non t’ha dato le vene, il cuore,
il ventre, gli orifizi e tutto quello che ne segue,
non sarà mai di tua proprietà, ma io
uomo dai brividi del sentimento,
decadente e romantico…postmoderno,
t’appartengo più che a me stesso,
come
gli alcolizzati alle bottiglie,
i drogati alle dosi,
i preti a dio.
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