9.


T’affligge forse il peso dei peni nel cervello?
Non si è affatto come ci si vede allo specchio e si spera sempre che gli altri cadano nello stesso errore
e la musica passa nelle cuffie a decibel insopportabili ma necessari, per non ascoltare
tutto questo, quello che voi non potete vedere, ancora una volta piegati sopra ai nostri pc
con le mani ossute e la gastrite che ci culla come un’amante.
Sarà come il mare che ondeggia e ci lascia vuoti dentro, dopo che i succhi gastrici
sono finiti nel cesso e a noi mancava poco per baciare l’acqua che sa d’urina.
Mi accorgo che avrei potuto fare meglio, lettere d’amore piene di civetterie
ma più si invecchia e più ci si rincoglionisce
e così si finge per campare, si gettano ancore per dire qui c’ero, ma
nelle budella tinte di rosso non ci facciamo più gli auguri e distratti, nei nostri angoli di buio,
tiriamo pugni alla testa noncuranti dei traumi cerebrali.
Io non credo a niente di quello che è sicuro, non ho voglia e mi sembra stupido.
Alzati tu se vuoi, fatica per una bandiera o un padrone,
non dire mai la tua. A me serve una distesa verde dove perdermi, senza che mi possiate trovare,
senza il fiato pesante del creato che ci ricorda di esistere,
perso nei sogni
o a un incrocio cittadino, dopo che è scattato il verde, e
qualche autista impreca.

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